LINEARITÀ INVERSIVA


 

 

Mi ricordo che in futuro l’uomo stenterà nel credere che ci sia stato un passato come il nostro presente, dove ognuno credeva fermamente ci fosse un qualche cosa fuori dal suo campo di coscienza che poteva manipolarlo e modificarlo a piacimento.

Mi ricordo che si impegneranno parecchio per cercare di realizzare anche solo per un istante la sensazione che poteva dare il vivere con tale credenza.

Ci saranno libri, film e documentari dove si cercherà di approfondire l’argomento proprio per facilitare la comprensione del fatto che, in ere antiche, poteva esistere la convinzione di un mondo e di persone esterni alla propria coscienza. Gli autori verranno trattati dalla comunità come noi oggi trattiamo i creatori di Dragon Ball, Naruto e Harry Potter; considerati esagerati, apprezzati per la loro creatività ma mai presi sul serio.

 

Alcuni di loro – pochissimi – si raggrupperanno per immaginare come poteva essere la vita in questo lontano presente, come potevano muoversi, cosa potevano pensare e provare gli esseri umani del 2017.

Di rado in questi gruppi ci sarà chi ne sa più degli altri, o perché ha avuto intuizioni che altri non hanno avuto o perché a sua volta l’ha saputo da persone fidate che hanno tramandato queste conoscenze da bocca a orecchio ad una cerchia ristretta di persone.

Questi nel gruppo saranno coloro che parleranno di più e insegneranno agli altri come poter accedere alla sensazione che possa esistere qualcosa di inaspettato che venga a far parte della vita di una persona modificandone lo stato interiore. Per facilitare questa esperienza si avvarranno della psicologia inversa. Mi ricordo una delle tante conversazioni che avverranno sul tema da questi gruppi, si svolgeva grossomodo così:

 

Tutto ciò che ora comunemente l’essere umano prova e dà per scontato, una volta era meticolosamente studiato, teorizzato, approfondito ed esercitato. Nelle scuole considerate spiritualmente all’avanguardia svolgevano degli esercizi di Presenza (essere focalizzati all’interno di sé – restare nel qui-e-ora), lo scopo di essi era sperimentare per pochi attimi che la realtà, per come la conoscevano loro, non potesse esistere al di fuori della propria coscienza, bensì entro di essa. Pochissimi riuscivano inizialmente ad averne qualche esperienza intuitiva al proposito e questi venivano considerati fortunati o graziati (toccati dalla Grazia Divina).

No, non è possibile! – esclamarono gli altri membri del gruppo sbigottiti.

Ma si sforzavano di vedere le persone e le situazioni esterne a loro e appartenenti… a un altro mondo??

No, era una visione comune del mondo. Non si sforzavano di crederci, lo percepivano così sin dall’infanzia. Come a noi risulta paradossale anche solo considerare l’esistenza di un mondo al di fuori di noi, per loro risultava paradossale e ridicolo ipotizzare il mondo all’interno di loro. Alcuni addirittura trovavano queste assurde teorie minatorie e offensive.

 

Come se potesse esistere un mondo al di fuori della propria coscienza..!!

[Ridacchiando nel porre tale inconcepibile affermazione]

Quindi vorresti dire che non avevano la ben che minima conoscenza di sé? Che non avevano alcun potere?

No, infatti credevano che gli altri all’esterno avessero il potere di decidere se farli sentire apprezzati, amati o disprezzati. Credevamo che il loro sentirsi giudicati proveniva da fuori, non da dentro, quindi vivevano in una condizione di allerta e paura che aleggiava di fondo in tutte le loro giornate, proprio perché la coscienza (il potere) lo cedevano fuori, creando così l’incoscienza dentro.

E come facevano a rapportarsi agli altri?

Il rapporto era impari, chiedevamo continuamente attenzioni e consensi per non sentire questa paura. Stringevano amicizie condizionate, il loro rapporto di coppia non avveniva per Devozione, ma per paura di rimanere soli. Erano gentili gli uni con gli altri (fuori) pur di non essere autentici (dentro).

 

Quindi ci vuoi far credere che quando si innamoravano credevano che il partner fosse in grado di inculcargli in qualche modo l’amore dall’esterno?

Sì, e non solo.
Le frasi più comuni che utilizzavano nel rapporto di coppia erano:

Non mi sento amato/a, mi sento amato/a

non mi sento apprezzato/a, mi sento sostenuto/a,

mi sento appagato/a, non mi sento capito/a,

mi sento tradito/a, non mi sento considerato/a, mi sento completo/a.

 

Sembra fantascienza, lo so, ma non si accorgevano nemmeno che nell’utilizzare il termine “mi sento … o non mi sento …” stavano parlando di loro stessi, non del partner o della situazione oggettiva. Non potevano vederla perché annebbiati dalla credenza che ci fosse realmente qualcosa al di fuori della propria coscienza che potesse in qualche modo manipolarli.

 

Incredibile.. e per il lavoro, il successo e i soldi, credevano le stesse cose?

Assolutamente, addirittura credevano che i clienti che giornalmente entravano nei negozi fossero persone esterne che casualmente, per una specie di superstizione fortunosa concessa, passavano per quella strada e decidessero di entrarvi per comprare qualcosa. Non collegavano, anche solo mentalmente, che se una persona entrava in contatto con loro, per forza di cose, era intimamente collegata a loro e non ad altri. Lo stesso facevano per i soldi e il successo. Per esempio con i soldi: si vocifera che non li collegavano affatto alla propria missione o alla propria apertura del cuore (quanto ognuno è in grado di amare incondizionatamente ogni singolo aspetto della vita), ma imputavano al mondo, alla società, alla politica, alle banche, alla fortuna o alla sfortuna del periodo storico e personale tutta la responsabilità per questo aspetto. In pratica era un caso che alcuni vivessero una vita adagiata ed altri no. Altri credevano fosse meramente una questione di fortuna o sfortuna.

 

Adesso però mi gira la testa, fermiamoci un attimo. – Uno del gruppo si sedette a terra allontanandosi di poco dal gruppo.

Ma se vivevano veramente così, allora cosa pensavano di loro stessi? Cioè, se il partner, gli amici o i clienti potevano esistere a caso al di fuori della loro coscienza, allora quando si manifestava un malessere, un dolore fisico.. quando erano depressi o stavano passando un periodo difficile.. o quando un progetto faceva fatica a realizzarsi.. o quando decadeva, possibile che non sentissero neanche minimamente la Fede?!

[= Fede che la vita offre solo ciò che realmente serve esattamente nel momento in cui serve. Mi ricordo che per arrivare a porre una domanda simile avranno già il sangue che gli cola dal naso in quanto la Fede allora non esisterà più. Faranno esperienza diretta e vivranno come realtà oggettiva e indiscutibile l’esistenza di un piano Divino del quale tutti fanno parte e il concetto stesso di “Fede” cesserà di essere necessario.]

 

Si dice che pochi, pochissimi, provavano a spiegare loro che tutto ciò che entrava a far parte della loro coscienza in realtà fossero situazioni create appositamente da loro stessi con il fine di accrescerne la consapevolezza. Ma la comprensione anche solo di questo, ai più, era inconcepibile. Ripeto, quello che per noi oggi è scontato e banale allora era una credenza; nel migliore dei casi una possibile teoria!

 

Vedo che alcuni stanno pian piano entrando nell’ottica della loro condizione. La Fede poteva esistere solo in una società dove nessuno era in collegamento diretto con il Divino (la propria Anima e il proprio Sé), quindi, brancolando nel buio dell’incoscienza. Ciò che poteva essere di grande aiuto e di conforto era il concetto della Fede. Nonostante questo la quasi totalità degli individui non credeva affatto all’esistenza di un Piano e una Giustizia Superiore. In pochi cominciavano a crederci e quindi si sforzavano di entrare nella Fede, la maggior parte delle ne parlava solamente, rarissime erano le persone che la applicavano nel quotidiano.

 

Ci fu un’assordante silenzio. Un paio di persone se ne andarono credendo che la troppa fantasia stesse prendendo il sopravvento nel gruppo.

Ma gli altri continuarono:

La cosa più interessante che accadeva, quando si presentava un malessere, era considerarlo come una malattia.

 

Una malattia? In che senso? – si guardavano tra di loro cercando di capire cosa potesse significare il termine ‘malattia’.

Nel senso che facevano di tutto pur di eliminare i sintomi del malessere; loro lo chiamavano ‘il rimedio’. Non andavano naturalmente all’origine del malessere e non se ne prendevano ‘cura‘. Cercavano in tutti i modi di eliminare ogni aspetto di questa ‘malattia’ per non sentire più il dolore che ne derivava.

Specifico meglio.. Non sentendo l’unione fondamentale tra esterno e interno trattavano il ‘male’ non come un alleato ma come un parassita indesiderato da estirpare. Ogni volta che ‘stavano male’ cercavano un rimedio esterno che li potesse salvare. Non vedevano che egli era arrivato per la loro realizzazione, come fosse una grazia divina da vivere Coscientemente e appieno, come normalmente facciamo noi nei casi più disperati e rari, ma lo prendevano come un nemico da sconfiggere e annientare.

Stai dicendo che.. non solo credevano potesse esistere qualcosa al di fuori di loro, ma che addirittura ci fosse qualcosa contro di loro? Come in quei vecchi documentari dove veniva raffigurato un ‘cattivo’ e necessariamente serviva un ‘buono’ per giustificarlo e così facendo dare l’opportunità al primo di esistere?

 

Sì, per la maggior parte dei casi era così. Persino nell’ambiente terapeutico-spirituale, quando un paziente condivideva quella che per lui veniva considerata una malattia, il terapeuta la prendeva proprio come se fosse una disfunzione dell’essere, come se ci fosse un sassolino nella scarpa da togliere.

 

Questo è troppo. I terapeuti che estirpavano un sintomo e non vedevano che egli stesso faceva già parte di una naturale guarigione!

Sicuramente ci stai parlando di una piccola minoranza di persone avente una qualche disfunzione a noi estranea. La maggioranza delle persone sapeva bene che ogni problema esiste in funzione della sua risoluzione e che, se si è fatto avanti, vuol dire che è arrivato il momento opportuno per risolverlo.. sennò non sarebbe arrivato!

Non tutti si comportavano come hai spiegato tu…

 

So che risulterebbe inimmaginabile per noi, ma proviamo ancora una volta a fare un piccolo sforzo..

La quasi totalità delle persone non poteva neanche immaginare che il malessere è già di per se stesso propedeutico per un naturale rinnovamento del proprio Essere.

 

Impossibile! Qualcuno avrà capito, anche solo nozionalmete, che non c’è speranza di fallire! Che tutto ciò che esiste va semplicemente vissuto così com’è, senza la speranza di modificare o cambiare ciò che si vive.. qualcuno glielo avrà pur accennato!

Sì, ma stiamo parlando di poche migliaia di persone in tutto il pianeta. Allora erano in più di 7 miliardi gli abitanti sulla terra, – ci fu un grosso boato di stupore, alcuni se ne andarono proprio in quel momento restringendo di netto il gruppo – quindi capite che stiamo parlando di temerari che venivano additati dalla società come folli rivoluzionari.

Comunque sia.. pochi operavano ciò che veniva definita una guarigione, una ri-unione, una ri-armonizzazione. Ovviamente ai tempi per poter essere credibili agli occhi degli altri dovevano far credere che loro avevano il potere di operare (sia in termini medici che in termini di supporto energetico e vibrazionale) dall’esterno sul paziente.

 

Ormai tra i pochi rimanenti del gruppo lo stupore e l’incredulità erano diventati amici che quasi si potevano toccare con mano e al quale non davano più molto peso.

Siccome non si conoscevano e quindi non avevano la minima responsabilità/potere su di sé, avevano bisogno di credere in qualcuno là fuori che potesse realmente far qualcosa di tangibile e oggettivo per loro. Questi rari individui operavano in maniera simile a come operiamo noi oggi. Si limitavano ad essere di esempio; l’unico modo che esiste per un reale supporto, come scontato che sia. Il tutto si svolgeva grossomodo così: i terapeuti contattavano la loro anima utilizzando la Volontà (Presenza nel qui-e-ora), entravano nell’Amore (Emozioni Superiori – Apertura del Cuore), e attraverso la connessione con la propria anima stimolavano, per effetto osmosi, il contatto con la parte più profonda del paziente, facilitando così il collegamento con la sua anima.

Alcuni utilizzavano varie tecniche comprendenti il contatto fisico o attraverso i corpi sottili, altri conversavano soltanto e altri ancora stavano semplicemente in silenzio accanto al richiedente. I più esperti invece li invitavano ad aiutarli per semplici azioni quotidiane: fare la spesa insieme, lavare i piatti, fare una commissione per conto del terapeuta, mettere a posto casa ecc..

Comunque sia fungevano da trasmettitori di Consapevolezza, così da stimolarla nell’altro. Ovviamente questi primi rivoluzionari sapevano bene che non potevano aggiungere nulla che già non fosse presente nell’individuo, quindi i successi e gli insuccessi erano strettamente imputabili al paziente.

Cercavano di andare direttamente all’origine del problema: la mancata connessione con il loro Sé Superiore. Oggi per noi questo è banalmente ovvio, ma allora era futuristico e spirituale.

 

A questo punto ci furono lunghi istanti di silenzio. I rimanenti si sentirono disorientati e con fatica si salutarono per concludere l’incontro.

 

Con passo incerto il più giovane del gruppo si avvicinò all’esperto:

«So che oltre a tutto quello di cui abbiamo parlato oggi c’era un’altra interessante credenza a quei tempi: il tempo. Ovvero credere che esista un passato e un futuro oltre al presente.»

Per un attimo l’esperto provò una profonda commozione, gli occhi gli divennero lucidi.

Certo.. il tempo.. nel prossimo incontro approfondiremo questo interessante/paradossale aspetto.

 

Continua…

 

Fabio Iacontino

 


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3 thoughts on “LINEARITÀ INVERSIVA

    • Ciao Danilo, grazie.
      Da oggi è possibile iscriversi alla newsletter per essere sempre aggiornati sugli eventi e sui nuovi post (come tu stesso mi avevi consigliato tempo fa).
      Un saluto e buona giornata!
      F